Greece- Thíra
oia - july 2016
LOMBOK - Tripping in Kuta
Tempo fa qualcuno mi disse “Se prendi i funghi e a un certo punto ti sembra che ti stai per perdere, affidati agli alberi, loro ti aiutano sempre”.
Sarà perchè ho un buon senso dell'orientamento, sarà perchè sono affetto da una sorta di ossessione erotica nei confronti della cartografia, ma non mi sono perso, neanche per un istante. Le stelle erano luminose, la sabbia morbida e soffice, il mare infinito, il mondo splendido, ma una via per viaggiare attraverso questa bellezza era sempre a portata di mente.
Nonostante ciò a un certo punto ho visto un albero e in quel momento ho saputo che era necessario abbracciarlo. Era una sorta di consapevolezza universalmente percepita. Lo sapeva lui, lo sapevo io. Corteccia morbida e piena d'amore, tronco saldamente ancorato alla terra, gigante, come quando da bambino abbracciavo mia nonna e non riuscivo ad arrivare nemmeno a metà girovita, perchè era infinitamnte grande, come il pianeta.
Secondo me questo è un consiglio che vale non tanto con gli allucinogeni, ma proprio nella vita. In certi momenti non c'è niente di meglio di un sano e affettuoso abbraccio ad un albero.
Parlavamo un po’ di queste cose io e surfista marocchino, ma è difficile seguire il filo del discorso quando sei intento a disegnare costellazioni coi granelli di sabbia sul bancone del bar. Poi una mano spazza via l'Orsa Maggiore e torni giù sulla terra, per pochi secondi, in un attimo sei già in viaggio di nuovo. Il punto però è proprio questo: accettare ogni corrente quando viene, lasciarla andare quando se ne va. Catch the wave, go with the flow, come nel surf, quella roba là.
Nonostante un'illuminazione delle cinque del mattino mi avesse dato certezza assoluta che il giorno seguente avrei iniziato a scrivere un coinvolgente libro sui funghi, sui viaggi e sul surf, per adesso l'unico lascito materiale di questo trip è una mappa psicogeografica di Kuta Lombok che Debord mi avrebbe dato un bacio in fronte.
Una mappa dello spazio, del tempo, della mente. La mappa di una notte. Un granello nell'infinita sabbia delle due settimane passate a Lombok. Ci sono state altre cose. C'era anche il mio bungalow, ad esempio. C'erano il surf, la spiaggia, i giri in motorino con la musica nelle orecchie, le grigliate di pesce con gli amici indonesiani dell'amico tedesco, il ristorante che fa un club sandwich allucinante, i falò, il vecchio svizzero trovato morto tre ore dopo che l'hai conosciuto, i karaoke indonesiani, i dj del Sudafrica, il surfista di Reggio Calabria, la fine insensata de “The selected works of T. S. Spivet”, il tè avvolto nelle cartine, le risaie, le stelle.
Ovunque, in tutto il mondo, da una parte e dall'altra dell equatore, le stelle.
(via stabilised)
(Source: weheartit.com, via stabilised)
(via vi0lettae)
(Source: beauxmoi, via stabilised)









